NON SI PUO’ ACQUISIRE INTERA MEMORIA CELLULARE. A dicembre del 2019, il Tribunale del Riesame di Bari ha parzialmente annullato il decreto di perquisizione e sequestro dei cellulari di due giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno. L’esame e il sequestro dei cellulari erano stati decisi dalla magistratura che puntava a individuare le fonti dei due cronisti. I cronisti – che informavano sui guai giudiziari di un politico pugliese – avrebbero ricevuto “notizie coperte dal segreto investigativo” da ufficiali della Guardia di Finanza non identificati.  Il Tribunale del Riesame di Bari – che dunque frena la perquisizione e il sequestro dei cellulari – motiva così la decisione: “La donazione della memoria dell’intero archivio informatico del cellulare del giornalista, pur teoricamente funzionale all’accertamento degli autori” di una presunta fuga di notizie e “della illecita divulgazione di atti e notizie coperte da segreto investigativo” da parte degli stessi cronisti, “è attività processualmente illegittima”. Implica, infatti, “non consentite intrusioni nella sfera personalissima del giornalista, sul versante della privacy e del segreto professionale”. “Una siffatta attività investigativa – spiegano – finirebbe con l’assumere i connotati di un’attività di tipo esplorativo, tale da compromettere gravemente il diritto del giornalista alla riservatezza della corrispondenza e delle proprie fonti informative”. Per i giudici, quindi, l’acquisizione dei dati deve essere “limitata e circoscritta alle cornici e temporali perimetrate dalla Procura” nel cui contesto cronologico avrebbero avuto luogo le presunte rivelazioni delle informazioni coperte da segreto. Il Tribunale del Riesame ha anche deciso  la “distruzione dei doni di tutti i dati ottenuti con l’estrazione della copia dell’intero archivio”, ad eccezione di alcuni periodi. Il provvedimento “ribadisce, ancora una volta, l’importanza che riveste non solo per i cronisti, ma per la stessa libertà di stampa, la tutela delle fonti e il rispetto del segreto professionale dei giornalisti”, dichiarano in una nota il segretario della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso, e il presidente l’Associazione della Stampa di Puglia, Bepi Martellotta. Il sindacato dei giornalisti “ritiene inoltre anomalo, pur nel rispetto dell’attività inquirente decisa dalla Procura, che a seguito del sequestro siano state sottoposte a verifica anche le telefonate intercorse tra il collega e altri giornalisti impegnati nella cronaca giudiziaria, una sorta di intercettazione a strascico che non può non lasciare basito chi crede fermamente nell’articolo 21 della Costituzione”.

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